un walkman nel 2014

questa mattina, al mercato ho trovato un walkman Sony, non il classico ma un modello chiamato “my first Sony” per bambini; non me lo ricordavo, è in plastica e resistente, dispone di una piccola cassa.

walkbaby

Il caso vuole che oggi l’Huffington posta questo video

dei bambini alle prese con i lettori portatili di cassette: faccio un esperimento del genere con mio figlio.

Lui conosceva già le cassette, ma non le aveva mai maneggiate, si vede quanto tenta di inserire nel mangianastri la cassetta con tutta la custodia…

 

12-13 aprile: Workshop SOUND OF MAKING @spaziogeco PV

dove richiedere casellario giudiziario?

UPDATE: non è più obbligatorio per i volontari, leggi qui

notizia di servizio per tutti noi che, in qualche modo, insegniamo a minorenni nel privato e nel pubblico.

bilancia

Da lunedì sarà obbligatorio il certificato giudiziario per tutti, dai bidelli agli insegnanti di catechismo, istruttori sportivi, volontari nelle associazioni e ovviamente insegnati.

Il certificato si chiede in Procura, nella città dove vivo la Procura si trova all’interno del Tribunale; il certificato costa e questo me le fa girare abbastanza, il prezzo dovrebbe essere di euro 16.00 (marca da bollo) + euro 3.54 di diritti

maggiori informazioni qui

L’istante zero di Pietro Grossi

immagine presa in prestito dal sito Die Schachtel

immagine presa in prestito dal sito Die Schachtel

Grazie ad un link condiviso dal facebook della fondazione Tempo Reale di Firenze, guardo uno spezzone del tiggì 2 su Pietro Grossi. Siamo nel 1978, forse ero già nato, forse ancora no.

Vengo a conoscenza di un libro-intervista, uscito nel 1999, a cura di Giomi-Ligabue, su Pietro Grossi: l’istante zero.

Cerco su google e trovo questa interessante recensione del 2007 su Altremusiche.it

La notizia del lunedì mattino (lunedì, dopo il cambio ad ora legale) che mi lascia più contento, è scoprire che Grossi, fin dai primi lavori degli anni ’60, contesta il concetto di proprietà intellettuale; e io che ero convinto che tutto fosse nato con il punk-anarchico, quindi con il rifiuto della musica colta e non con il riappropriarsi delle musiche: studiarle, approfondirle, distruggerle.

e continua

Le opere elettroniche realizzate nel suo studio non sono a suo nome, ma a nome del gruppo S 2F M che in esso opera. Ogni opera elettronica è un lavoro collettivo per due ragioni principali:
1) i mattoni di partenza non sono creati ex-novo ogni volta dall’artista, ma sono materiale comune;
2) ogni nuova opera è spesso realizzata manipolando opere o parti di opere preesistenti.

E’ però con l’avvento dell’elaboratore elettronico che il concetto di proprietà intellettuale viene completamente ridimensionato. L’opera non è un lavoro del solo artista chiuso nella sua torre d’avorio. E’ una proposta: “Guardate cosa si può fare, fatelo”. “Di conseguenza perde il valore d’opera d’arte da mostrare agli altri. Io non offro un’opera d’arte, offro un modo di operare, suggerisco un modo di lavorare”.

Lo spirito è quello comunitario del software libero e aperto. Le nuove tecnologie se sinceramente intese non possono che portare alla fine delle vecchie concezioni. Nel mondo, in cui è possibile con la modifica di un solo semplice parametro creare nuova musica, produrre musica infinita, continuamente cangiante da oggi all’eternità, manipolare e intrecciare da archivi sempre più capienti le musiche di periodi lontani e vicini, cos’è oggi l’opera d’arte musicale? Grossi spera in un dibattito serio su questo tema. La sua ultima risposta è la scelta della homeart, con cui ha concluso il suo originale percorso di vita. “Ormai, io trovo, niente è più fatto per gli altri, quello che si fa finisce con noi. Una volta creata una struttura musicale, o anche visiva, quando sia stata compiuta e ascoltata, non ha più vita. Perché oggi se ne può fare subito un’altra, oltretutto molto semplicemente. E allora mi chiedo quale sia lo scopo di farla sentire o vedere: forse solo quello di dire: guarda cosa puoi fare tu! Questa è l’homeart, arte creata da sé e per se stessi, oltre la sfera del giudizio altrui: non lo merita nemmeno un giudizio, perché può essere cambiata immediatamente: basta cambiar un numero e cambia tutto.”

Nella recensione di Altremusiche, si parla anche del Grossi che già nel 1972, abbandona il violoncello (pur essendo primo violoncello dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino):

 “Certe attività si esauriscono nel tempo per vari motivi. I limiti della manualità sembrano superati. In effetti, però oggi, non c’è nessuna organizzazione che abbia deciso, per esempio, di fare un’edizione delle sonate di Scarlatti con il computer e poi di venderle. Vengono bene e possono venire bene in tanti modi diversi, ma nessuno ancora si impegna in progetti del genere. Ci sono ancora tante remore, remore concettuali e culturali, che posso capire e giustificare, ma che non condivido.”

Anche in questo caso Grossi non pretende di dare risposte definitive, ma si rende conto che bisogna ripensare le motivazioni, le ragioni che stanno alla base di certe attività umane. Quali sono le ragioni che portano a rieseguire oggi la musica del passato? Grossi non pensa che in futuro gli unici esecutori saranno macchine. Quello che ritiene fondamentale è che occorre riconsiderare in maniera critica la figura dell’esecutore.

Sono passati decine di anni, Grossi rimane ancora uno sconosciuto tra in non addetti ai lavori. I Conservatori conservano, i jazzisti jammano come nel 1947, John Cage desta ancora scalpore, Russolo viene considerato il braccio rumoroso del Futurismo e Stratos è stato anche un cantante, quando suonava con I Ribelli.

Cari colleghi, appassionati, entusiasti del suono: queste sono le belle notizie che ci fanno andare avanti nella nostra ricerca spesso non riconosciuta e quasi sempre non pagata.

Invece, un “caro” saluto a quei jazzisti che jammano ancora con il mito dell’hard bop e a quegli esecutori che dopo Mahler il nulla. Preferisco i DJ a voi, almeno non hanno pretese e magari mi fanno ascoltare dei dischi di ESECUZIONI ORIGINALI d’annata e non scopiazzamenti degli anni 2000.

 

 

 

corso di Media Education all’Università di Pavia

ci sarà anche io per la parte pratica legata alla radio.

Iscrivetevi: se siete studenti 3 CFU liberi,per gli altri, tante nuove ed interessanti cose da scoprire.

MediaEducationDef

l’udito non deve morire

 

 

 

 

articolo interessante su Rockit. Intervista ad uno dei musicisti dei Calibro 35 (T. Colliva)sulla qualità audio dei video pubblicati in esclusiva sui vari siti come Repubblica, Corriere, etc.

Potrebbe essere solamente colpa delle connessioni italiane? Per uploadare un video di soli 50Mb, occorrono parecchi minuti, magari nelle redazioni non hanno tempo da perdere.

Noi professionisti del suono, dobbiamo educare, educare, educare, grandi e piccoli. Come dice Colliva nell’intervista: Se continuiamo ad offrire cibo scadente al nostro pubblico il rischio, molto concreto, è che ad un certo punto il pubblico stesso non sia in grado di discernere i vari sapori

 

 

mp3qua

La musica nei videoclip si sente male. Tommaso Colliva ci spiega il perché.

Alcuni giorni fa Tommaso Colliva, noto produttore che abbiamo già avuto modo di conoscere, ha sollevato un interessante dibattito sulla questione dei videoclip musicali presentati in anteprima su alcune importanti testate web italiane.
Come avrete notato anche voi, molto spesso la qualità del suono di questi videoclip è bassa, talmente bassa da essere al limite dell’inascoltabile.
Nella nota pubblicata su Facebook e dai relativi commenti sono usciti alcuni spunti sui quali valeva la pena discutere, quindi abbiamo deciso di fare qualche domanda al diretto interessato per approfondire meglio la questione.
La colpa è davvero dei vari Repubblica, Vanity Fair e Corriere?

 

continua su Rockit 

 

 

 

presentazione workshop @SpazioGeco

fotocell

Questa performance dimostrativa non è arte, spiega però il percorso che il mio workshop vuole affrontare: la sottile differenza tra suono e rumore, il rumore organizzato, la melodia nascosta, il tempo dilatato; la casualità voluta, l’interazione tra partecipanti.

Grazie ancora a Geco  che dovete contattare per le iscrizioni e….ci vediamo martedì 25 marzo alle 20.30!

 

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