Miny: old made in Japan tape recorder

Miny è un registratore a bobina degli anni ’70 (forse un po’ più vecchio, non so) made in Japan. L’ho trovato casualmente in un mercatino dell’usato per 10 euro.

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Oltre al fascino vintage di questo vecchio apparecchio, la cosa più interessante è sapere cosa contiene il nastro Kodak incluso. Un lato della bobina è vuoto, l’altro lato (10′) contiene cose senza senso, tra cui un signore stonato che canta vecchie canzoni.

L’intera registrazione la utilizzerò per i miei programmi di radio-arte.

Ho subito provato a registrare l’audio del nastro creando un output da i cavi che vanno alla cassa, ma il risultato risultava troppo artificiale e fuori luogo per un registratore portatile. Ho così deciso di utilizzare dei microfoni.

Alla piccola cassa, ho piazzato un microfono dinamico cardiode, alla struttura un microfono a contatto e con un omnidirezionale ho registrato l’ambiente.

Come ambiente ho utilizzato il mio balcone, di domenica mattina alle ore 10.50, con poco assonnato traffico.

La sensazione che questa registrazione mi da, è proprio quella di un viaggio nel passato, viaggio misterioso, dovuto alle registrazioni assurde che non lasciano percepire i contesti di quando e perché sono state effettuate. Non so quando sono state registrate, se il signore che canta è ancora vivo, chi era, dove si trovava quando si sentono voci di tante persone…

Una vecchia foto, con sconosciuti che rivivono, ma con la percezione uditiva che ti lascia sognare molto rispetto alla vista (sono di parte!).

Riciclare, ma anche no

A Villaricca, in provincia di Napoli, c’è una scuola di musica. A Villaricca, come dicevano i ragazzi della scuola, “si suona la monnezza”, è il progetto Bidonvillarik.

Era il 2006, quando Lello mi invitò a suonare in piazza con loro. Andai qualche giorno prima alle prove, trovai un ambiente umano strepitoso, dove insegnati e allievi collaboravano, si confrontavano e reinventavano gli strumenti musicali.

Io mi occupavo già da tempo della costruzione di strumenti musicali di scarto, nel senso che tentavo di far suonare qualunque cosa a mio avviso avesse delle potenzialità sonore.

Con i ragazzi di Villaricca, entrammo in sintonia: anche loro avevano un’idea di monnezza simile alla mia. Non intendevano far suonare il barattolino di yogurt, piuttosto che la bottiglietta di plastica con il riso dentro, ma andarono a procurare la materia prima in una discarica.

Procurarono l’interno di una lavatrice, reti per materassi, enormi fusti di latta, tubi di metallo…insomma tutte cose che suonano!

Quest’orchestra era potente: c’erano i bassi dei bidoni e della lavatrice, i chimes delle reti, le trombe con i tubi di rame; decibel, suoni pieni, dinamica controllabile.

a Villaricca (NA) nel 2006. Ci sono anche io con la trombetta DIY

a Villaricca (NA) nel 2006. Ci sono anche io con la trombetta DIY

Dopo quasi dieci anni da questa intensa e formativa esperienza e dopo quasi quindici anni di studio mio personale sulla “monnezza e il suo doppio”, vedo in giro parecchi corsi per bambini dedicati al riciclo. I più popolari sono quelli appunto del barattolino di yogurt e della bottiglietta di plastica che diventano tamburini, macaras e altre cosine carine. Strumenti che potrebbero essere fatti in serie, visto la quantità di bottigliette e vasetti che si trovano in giro.

Penso che i bambini, soprattutto quelli più abituati ad inventare i propri giochi, ci rimangono male; sanno che le potenzialità sonore di una bottiglietta sono pochissime, noiose, monotone e sanno pure che se metti insieme un migliaio di bottigliette di plastica dentro la campana del riciclo, fai la cosa più giusta.

Gli oggetti con potenzialità sonore sono altri, spesso sono grandi, difficili da smontare e quasi sempre difficili da riciclare.

Tutti noi non sappiamo dove buttare i vecchi telefoni o computer; lo smaltimento degli elettrodomestici sarebbe obbligatorio, ma al nord e sud Italia, esistono discariche abusive dove si trova di tutto (incluse automobili). Poi ci sono i copertoni, pezzi di metallo, tubi di rame (li adoro), pezzi di mobili in legno con cui ci puoi anche fare delle mensole oltre che strumenti musicali.

Qualcuno penserà che far mettere le mani ai bambini dentro questo tipo di monnezza, potrebbe essere pericoloso. Questo sta alla responsabilità dell’adulto, che eventualmente preferisce andare a smontare da solo una lavatrice, limare le parti taglienti, togliere l’eventuale ruggine e portare il pezzo che i bambini coloreranno, amplificheranno, studieranno, etc.

Spesso, quando propongo i miei corsi, dei genitori mi chiedono se costruiremo cose, come se il corso di musica sia fondamentalmente corso di manualità. Sì, certo, questo succede spesso, costruiamo delle cose ma a noi interessa più il progetto creativo, la composizione. Siamo artigiani per necessità, ma anche minimalisti che suonano per mezz’ora un bastoncino come fosse un pianoforte.

Esempio di riciclo a mio avviso molto valido:

Ra-Theremin: sound installation

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(english below)
ITA. Vota con un “mi piace” Ra-Theremin (n.36), una installazione sonora gestita dal sole.
Durante l’estemporanea d’arte 2014 del Met di M. di Ragusa, ho creato (con la collaborazione tecnica di Carmelo Iurato), questo theremin fatto da tre fotocellule gestite dalla luce e alimentate da un pannello solare. Il tutto controllato da Arduino.
Una composizione musicale di luce e ombre.
Grazie per il “mi piace”!

VOTE! LINK 

ENG. Vote with “like” Ra-Theremin (n.36), a sound installation controlled by the sun.
During the 2014 art Exhibition at Met (M. di Ragusa), I created (with the technical collaboration of Carmel Iurato), this theremin made from three photoresistors, managed by the light and powered by a solar panel. All controlled by Arduino.
A musical composition of light and shadows.
Thanks for the “like”!

 

come nasce/how does:

vuoi riprodurlo? want to make a copy?

 

ROW: LISTEN TO THE RIVER Quagmire Collective

vimeologo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fiume Ticino e la barca tipica del Pavese, il Barcè. Una città al di là della sponde, i rumori del traffico; zone abitate, villette, appartamenti e un campo nomadi. Pescatori, boschi e musicisti. Il progetto nasce per raccontare il fiume da un punto di vista sonoro, acquisendo i suoni sopra e sott’acqua. Il video rinforza i dettagli, le immagini si immergono nelle acque del Ticino per dar vita ad un progetto di ecologia acustica. Il semplice, se pur importante, lavoro di catalogazione, diventa una performance riproducibile: una composizione dove casualità e rigore raggiungono un’intesa. continua