Riciclare, ma anche no

A Villaricca, in provincia di Napoli, c’è una scuola di musica. A Villaricca, come dicevano i ragazzi della scuola, “si suona la monnezza”, è il progetto Bidonvillarik.

Era il 2006, quando Lello mi invitò a suonare in piazza con loro. Andai qualche giorno prima alle prove, trovai un ambiente umano strepitoso, dove insegnati e allievi collaboravano, si confrontavano e reinventavano gli strumenti musicali.

Io mi occupavo già da tempo della costruzione di strumenti musicali di scarto, nel senso che tentavo di far suonare qualunque cosa a mio avviso avesse delle potenzialità sonore.

Con i ragazzi di Villaricca, entrammo in sintonia: anche loro avevano un’idea di monnezza simile alla mia. Non intendevano far suonare il barattolino di yogurt, piuttosto che la bottiglietta di plastica con il riso dentro, ma andarono a procurare la materia prima in una discarica.

Procurarono l’interno di una lavatrice, reti per materassi, enormi fusti di latta, tubi di metallo…insomma tutte cose che suonano!

Quest’orchestra era potente: c’erano i bassi dei bidoni e della lavatrice, i chimes delle reti, le trombe con i tubi di rame; decibel, suoni pieni, dinamica controllabile.

a Villaricca (NA) nel 2006. Ci sono anche io con la trombetta DIY

a Villaricca (NA) nel 2006. Ci sono anche io con la trombetta DIY

Dopo quasi dieci anni da questa intensa e formativa esperienza e dopo quasi quindici anni di studio mio personale sulla “monnezza e il suo doppio”, vedo in giro parecchi corsi per bambini dedicati al riciclo. I più popolari sono quelli appunto del barattolino di yogurt e della bottiglietta di plastica che diventano tamburini, macaras e altre cosine carine. Strumenti che potrebbero essere fatti in serie, visto la quantità di bottigliette e vasetti che si trovano in giro.

Penso che i bambini, soprattutto quelli più abituati ad inventare i propri giochi, ci rimangono male; sanno che le potenzialità sonore di una bottiglietta sono pochissime, noiose, monotone e sanno pure che se metti insieme un migliaio di bottigliette di plastica dentro la campana del riciclo, fai la cosa più giusta.

Gli oggetti con potenzialità sonore sono altri, spesso sono grandi, difficili da smontare e quasi sempre difficili da riciclare.

Tutti noi non sappiamo dove buttare i vecchi telefoni o computer; lo smaltimento degli elettrodomestici sarebbe obbligatorio, ma al nord e sud Italia, esistono discariche abusive dove si trova di tutto (incluse automobili). Poi ci sono i copertoni, pezzi di metallo, tubi di rame (li adoro), pezzi di mobili in legno con cui ci puoi anche fare delle mensole oltre che strumenti musicali.

Qualcuno penserà che far mettere le mani ai bambini dentro questo tipo di monnezza, potrebbe essere pericoloso. Questo sta alla responsabilità dell’adulto, che eventualmente preferisce andare a smontare da solo una lavatrice, limare le parti taglienti, togliere l’eventuale ruggine e portare il pezzo che i bambini coloreranno, amplificheranno, studieranno, etc.

Spesso, quando propongo i miei corsi, dei genitori mi chiedono se costruiremo cose, come se il corso di musica sia fondamentalmente corso di manualità. Sì, certo, questo succede spesso, costruiamo delle cose ma a noi interessa più il progetto creativo, la composizione. Siamo artigiani per necessità, ma anche minimalisti che suonano per mezz’ora un bastoncino come fosse un pianoforte.

Esempio di riciclo a mio avviso molto valido: