cosa John Cage pensava dell’università

college

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da “Lettera a uno sconosciuto”

Dal momento che lei dà tanta  importanza ai giovani,  cosa pensa di quella sorta di incubatrice che per loro è l’università?

Per  come  sono  ora,  non  sono  altro  che  luoghi  dove  le  persone  vanno  per prendere  lauree,  per poi trovare un lavoro,

per poi entrare in questa prigione di cui  abbiamo parlato.  La stessa università  è modellata  sull’idea  della  prigione,

e così ci si  abitua all’idea  della prigione già dal  momento in cui si viene educati…

«Se  non  fai come ti abbiamo detto di fare, ti bocceremo»,  Lei sa tutto di questo. Ma in quella  università sempre più cose

stanno cambiando, e la libertà si diffonde  sempre di più.  Si sente parlare di certe espressioni come  “l’università  libera”,

oppure si sente di studenti che frequentano l’università senza  essere iscritti, con la  possibilità  di lasciarla quando lo desiderano.

Si  sente  anche di  università che concedono  alle  persone  la  libertà  di  scegliere  liberamente  il  proprio  piano  di studi,

senza  infastidirli  con  curriculum,  lauree,  titoli  vari,  e  sempre  più  insegnanti sono disponibili a  insegnare  al di  fuori dei

corsi di  laurea,  ecc.,  in modo tale  che  questo  cambiamento  sta  subentrando  a  quella  situazione  che  appoggiava

rigorosamente  il vecchio.  Così  ci troviamo  di  fronte  a  questa  condizione di  “sovrapposizione”  che  stiamo  vivendo  ora  e  che

ci  rende  così  confusi  su quanto ci accade intorno. Talvolta questo succede per vecchie ragioni che vengono  meno, e  talvolta

invece  accade  perché  ne  nascono  di nuove,      Geneviere Marcus (1970).

Il guaio più grosso con le  università è che esse limitano gli orari,  pianificano le lezioni e cosi ci  si sposta  da  una cosa  all’altra

come  idioti.  La prima cosa  che si dovrebbe  pensare  di fare  in  un’università è quella  di non  pianificare le cose, perché  non  è

questo  il  modo  in  cui vive  la gente.  L’unico  momento  in cui  dovremmo farlo nella nostra vita è quando si deve prendere un

treno o un aereo o qualcos’altro;  allora  è  necessario  arrivare  puntuali.  Ma  per  il  resto  del  tempo questo non e affatto

necessario.  Don Finegan et al.  (1969).

Dal punto di vista positivo di una  nuova società, l’università sta gradualmente  diventando come la vita,  e sta  iniziando a

includere tutte le cose che alla vita appartengono,  e  così,  quando  finalmente  non  si  dovrà  più  lavorare,  se  non, mettiamo,

per un’ora all’anno,  allora  potremo passare tutta la nostra vita all’università.  Ma,  in  tal  caso,  dovremo creare  una situazione

di tipo non poliziesco e in  cui  sia  assolutamente  piacevole  trovarsi,  perché  comunque  non  dovremo mai laurearci.  In altre

parole dovrebbe trattarsi di un luogo all’interno di una comunità abbondantemente implementata,  in cui ci sia libertà di fare o di

studiare qualsiasi  cosa  si desideri,  e  in  cui  ci sia  sempre  qualcuno disposto ad  aiutare a imparare o  ad approfondire qualsiasi

cosa  si ritenga utile. Questa  dovrebbe  essere  un’università, questa potrebbe essere la vita,  di  cui abbiamo tutta  una serie di

anticipazioni,  come  ad  esempio  i  centri  sociali e  così via,  che  la  gente  può frequentare liberamente, usando materiali e

creando o facendo cose diverse, oppure le biblioteche pubbliche aperte a tutti e dove è possibile leggere tutto ciò che si vuole.